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La colica renale: come arriva e come trattarla

La colica renale è una sintomatologia dolorosa, improvvisa ed intensa, per cui il paziente che ne è affetto presenta tipicamente un dolore al fianco, che si irradia anteriormente all’addome e/o all’inguine.

Si stima che il rischio per un individuo di sviluppare una colica renale durante la vita sia fra l’1% ed il 10%. A causare i sintomi è un’ostruzione acuta del tratto urinario (generalmente provocata da un calcolo) e si associa a nausea e vomito.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l’intensità del dolore è legata al grado di ostruzione, più che alle dimensioni della causa ostruttiva. Sebbene i calcoli renali non siano l’unica causa di dolore al fianco, il tipo e l’intensità della sintomatologia dolorosa (che raggiunge il picco entro 1-2 ore dall’insorgenza), permettono la diagnosi presuntiva di colica renale con una certa ragionevolezza.

Tuttavia, il 5% dei pazienti con colica renale presenta anomalie delle vie urinarie non correlate a calcolosi, come pielonefriti o stenosi del giunto pieloureterale, mentre il 10% dei pazienti con colica renale presenta un’ostruzione ureterale estrinseca da una varietà di condizioni intestinali, ginecologiche, retroperitoneali e vascolari.

La colica renale è causata dalla dilatazione della pelvi renale e di un segmento ureterale più o meno lungo. Mentre il calcolo si muove lungo il tratto urinario, infatti, può causare un’ostruzione costante o intermittente, provocando il ritorno delle urine verso il rene, aumentando la pressione intraluminale del sistema collettore e stimolando le terminazioni nervose presenti nella lamina propria delle pareti ureterali.

Come risposta a tale distensione, la muscolatura liscia presente nelle pareti ureterali si contrae al fine di muovere il calcolo. Se tale contrazione non è efficiente nel dislocare la causa ostruente, la muscolatura ureterale sviluppa una contrazione prolungata isotonica e, successivamente lo spasmo.

L’aumento dell’acido lattico, dovuto a tale contrazione, produce irritazione delle fibre afferenti dolorifiche, producendo pertanto la sensazione dolorosa. A peggiorare la sintomatologia si aggiungono inoltre l’infiammazione e l’edema delle pareti legate all’azione fisica del calcolo.

Se il calcolo migra verso la vescica, il paziente può riferire difficoltà ad orinare, aumentata frequenza minzionale, urgenza o esitazione minzionale.

Il miglioramento della sintomatologia dolorosa avviene o per l’espulsione del calcolo o, più frequentemente, per il raggiungimento di un equilibrio tra la dilatazione prossimale e la presenza dell’ostacolo, che permette così il passaggio di una quota di urine tale da ridurre il dolore.

La nausea ed il vomito legate alla colica renale sono dovute sia all’intenso dolore che attiva la risposta vagale, sia ad una innervazione comune fra reni e sistema gastrointestinale. Tale effetto può essere esacerbato dai FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei) e dagli oppioidi.

Come si fa la diagnosi di colica renale?

La sintomatologia, associata ad una accurata anamnesi permettono di ottenere la diagnosi.

Gli esami di laboratorio consentono di valutare la funzionalità renale, lo stato di disidratazione, l’equilibrio acido base e lo stato elettrolitico.

L’ecografia renale può essere utilizzata invece per valutare la presenza ed il grado di idronefrosi, oltre che visualizzare, ove possibile, i nuclei litiasici. La TC senza mezzo di contrasto rappresenta infine il gold standard per la diagnosi con una sensibilità del 98% ed una specificità del 100%.

La diretta renale (raggi X) può identificare i calcoli e ridurre le radiazioni ionizzanti a cui si espone il paziente; tuttavia, il 10-20% dei calcoli sono radiolucenti e lo stato meteorico intestinale può ostacolare l’esame.

Come si tratta la colica renale?

La terapia include:

  • l’immediato intervento con analgesici e antiemetici (farmaci per la nausea e il vomito)
  • l’adeguata idratazione al fine di “lavare via” il calcolo e correggere la disidratazione legata al vomito
  • la terapia medica espulsiva con alfa-litici per calcoli distali
  • la litotrissia dei calcoli impattati (tecnica che permette la frantumazione del calcolo tramite onde sonore o raggi laser)
  • la prevenzione delle recidive

La terapia idropinica – basata sull’ingestione di acque minerali – favorisce un’adeguata idratazione e facilita il passaggio spontaneo del calcolo, oltre che essere fondamentale al fine di prevenire le recidive.

Va ricordato il provato ruolo dell’acqua bicarbonato-calcica a basso residuo fisso (come Rocchetta) nella riduzione del rischio di recidive. Inoltre, l’aumentata assunzione di liquidi (consigliati almeno 2 litri al giorno), associata all’aumentato volume urinario può diluire la concentrazione urinaria e ridurre la super saturazione dei sali di calcio e degli ossalati.

Acqua Rocchetta, per le sue caratteristiche, viene ben assorbita dal tratto gastrointestinale e diffusa nello spazio intracellulare. La sua azione di rapido lavaggio delle vie urinarie favorisce, con l’atto diuretico, l’eliminazione di acqua e di acido urico che può concorrere alla formazione di calcoli.